lunedì 8 luglio 2013

Ad esempio a me piace il Sud

Ad esempio a me piace la strada
col verde bruciato, magari sul tardi
macchie più scure senza rugiada
coi fichi d'India e le spine dei cardi

Ad esempio a me piace vedere
la donna nel nero nel lutto di sempre
sulla sua soglia tutte le sere
che aspetta il marito che torna dai campi

Ma come fare non so
Si devo dirlo ma a chi
Se mai qualcuno capirà
sarà senz'altro un altro come me

Ad esempio a me piace rubare
le pere mature sui rami se ho fame
e quando bevo sono pronto a pagare
l'acqua, che in quella terra è più del pane

Camminare con quel contadino
Che forse fa la stessa mia strada
parlare dell'uva, parlare del vino
che ancora è un lusso per lui che lo fa

Ad esempio a me piace per gioco
tirar dei calci a una zolla di terra
passarla a dei bimbi che intorno al fuoco
cantano giocano e fanno la guerra

Poi mi piace scoprire lontano
il mare se il cielo è all'imbrunire
seguire la luce di alcune lampare
e raggiunta la spiaggia mi piace dormire

sabato 6 luglio 2013

Ciccia

Mio figlio stasera mi ha chiamato "panzuta"!

Accidenti!

Devo correre ai ripari!!!!!

venerdì 5 luglio 2013

Ipocrisia

La sincerità non è sempre apprezzata.

Quando ero adolescente, e sempre in lotta col mondo intero, mia mamma cercava di convincermi ad essere più diplomatica nel dire le cose.
Per me era sinonimo di ipocrisia, quindi, ovviamente, non ho mai seguito il suo consiglio.
Con gli anni ho capito quel che voleva dirmi, e cioè che sbagliavo i modi, non il contenuto di ciò che dicevo.

A dirla tutta, anche oggi mi fa lo stesso rimprovero.
Sbaglio i modi, aggredisco, sbraito come  una strega (notare l'ingannevole scelta di parole: "come una...").
Si, sicuramente è cosi; sicuramente avrei avuto e avrei vita più facile se riuscissi a dire le cose con modi più gentili e dolci.
A volte ci riesco.
Poche volte. Pochissime.

Il fatto è che certe cose mi fanno davvero andare su tutte le furie.
La mancanza di rispetto, per esempio.

Però resto sempre della mia idea: parlare serve.
Parlare, parlare, parlare, confrontarsi.
A che serve non dire le cose come stanno?
Fare finta di niente, tacere per il quieto vivere?
Le concessioni fatte per quieto vivere raramente servono.
E le incomprensioni taciute prima o poi vengono fuori.
Meglio prima, perchè se è poi sono sicuramente acuite.

Le cose vanno chiarite e basta, vanno dette, possibilmente in faccia.
Certo, magari con le parole giuste, con un certo tatto e con delicatezza, magari quando gli animi si sono un pò rasserenati.
Però vanno dette.

Oggi ho scritto una email a una persona importantissima nella mia vita.
Ognuno ha detto ciò che pensa, ci siamo spiegati, capiti.
Questo è l'importante, se c'è questa voglia di mantenere il rapporto sul piano della sincerità, i problemi si risolvono.
Altrimenti ognuno per la sua strada, se è possibile.
E se è una persona dalla quale non ci si può allontanare, per le più varie ragioni?
Meglio parlare fino allo sfinimento ( tranne nel caso in cui si ha a che fare con degli emeriti imbecilli, sarebbe tempo perso).
A meno che non siete di quelli ipocriti fino al midollo.
Allora il problema non si pone fin dall'origine.

Io non sono così, questione di DNA.

Però il dubbio mi resta: vivranno meglio loro???

giovedì 4 luglio 2013

Colazione tra amiche



Emilia: " Io la mattina prima delle 7 sono già al bar, passa, che facciamo colazione insieme."
Io: " Ok, allora vengo alle 7, facciamo colazione e poi faccio il mio giro in bici."

Stamattina, BAR NOCE, h 7.00 - 08.10           

Domani, PRIMA i 15 km in bici, poi la colazione!

Caffè, cappuccino, succhi di frutta, té, latte di mandorla, nocciolino, crema di nocciola...
Cornetti vuoti, alla crema, alla marmellata, al limone; graffe; saccottini al cioccolato; trecce.

che tentazione, mamma mia!!!!!!!
Altro che 15 km, ci vorrebbe il Tour de France!!!

Ma, vuoi mettere, iniziare la giornata facendo colazione con un'amica ?

:)

mercoledì 3 luglio 2013

"Titoli"

Ma perchè diavolo si giudica una persona dal titolo? o dal lavoro che fa?
Sei dottore, avvocato, commercialista, ingegnere, notaio, bancario?
Allora sei un professionista, sei una brava persona, sei educato, sei "frequentabile".
Altrimento NO.

Mia mamma ancora mi rinfaccia che sono andata a Londra e ho fatto la cameriera per mantenermi.
Con una laurea!
Una laurea in giurisprudenza.
Neanche avessi il Nobel per aver scoperto la fusione a freddo!
Una laureata come milioni.

E poi, non si può servire ai tavoli con la laurea?
Oppure è proprio questo, fare la cameriera, che disturba tanto?
Perchè non è un lavoro dignitoso, non è un lavoro da persone intelligenti, da persone perbene?

Solo in Italia c'è questa mentalità, solo qui si pensa che la laurea sia indispensabile e che "determini" la persona.
E' solo un pezzo di carta che dice che hai studiato. Bene, ottimo. Sei stato già fortunato a potertelo permettere.
Ma se poi il lavoro dietro ad una scrivania non c'è, o non è quello che si ha voglia di fare, ben venga la cameriera, lo spazzino, il barista, l'aiuto cuoco, la commessa, quello che è.
E non me ne vogliano queste "categorie" di lavoratori.
Ma perché si devono etichettare le persone a seconda del lavoro che fanno?
Meglio avvocato morto di fame e pure infelice che commessa soddisfatta.

Mi viene una rabbia.
Me ne vado in bici, va!

martedì 2 luglio 2013

15.18 - 17.05; 18.20 - 18.40

Totale del tempo che ho trascorso oggi seduta sulla poltrona del dentista!

Non so se lo fanno tutti ma il mio parla tanto e mi fa sempre delle domande che presuppongono una risposta quando ho la bocca piena di trapano, specchietto, aspirasaliva e qualche altro strumento!
Oppure mi racconta delle barzellette terribili, delle freddure che non riderei neanche se fossi ubriaca.
Invece lui si aspetta che io lo faccia, per di più quando mi trovo seduta sulla sua poltrona, alla sua mercé (e non è mai piacevole!!!).

E' il miglior dentista della città.
E' rigoroso, preciso, pretende sempre il massimo da se stesso, ma pure dagli altri.
E' anche il più caro.
E forse anche il più fascista.

Ha una povera assistente alla poltrona che resiste in quello studio da 7 anni.
Non so come faccia, lavorare con lui deve essere davvero stressante.
Nel suo campo è il migliore ma non credo che potrei sopportare di lavorare al suo fianco per un giorno intero, tutti i giorni.
E' consapevole della sua bravura e competenza ma questo non dovrebbe autorizzarlo a trattare gli altri come se fossero delle capre ignoranti.
Basta un niente, tipo non scattare al suo comando. Ma anche meno, tipo non leggergli nel pensiero!!!

Per non parlare di quel povero odontotecnico che collabora con lui: lo chiama a qualsiasi ora e deve mollare qualsiasi cosa stia facendo e correre nel suo studio. Se ha un lavoro urgente, allora il poveraccio deve lavorare anche la notte, anche nei fine settimana, anche nei giorni festivi.
E possibilmente essere pure sorridente.

Non dirò niente sulla considerazione che ha di sua moglie, che fa la segretaria- assistente nello studio.
Uno zerbino riceve un trattamento migliore.

Potrei cercarmi un altro dentista ma purtroppo ne ho provati diversi prima di lui, in questa città, fuori provincia e anche fuori regione.
Nessuno è bravo come lui.

E nessuno è perfetto!


Bavette al pesto, patate e fagiolini

Ingredienti

320 gr di bavette
200 gr di patate
100 gr di fagiolini (lessati)

Per il pesto

30 gr di basilico
15 gr di pinoli
60 gr di parmigiano grattuggiato
40 gr di pecorino grattuggiato
1 spicchio d'aglio

Preparazione

Preparate il pesto: pulite il basilico con una pezzetta umida e poi asciugatelo.
Lavoratelo dentro un mortaio con i pinoli, uno spicchio d'aglio sbucciato e un pizzico di sale grosso.
Aggiungete a poco a poco il pecorino e il parmigiano.
Quando il pesto sarà ben amalgamato, versatelo in una ciotola e incorporatevi a filo mezzo bicchiere d'olio, lavorando il tutto con la frusta fino a quando la salsa sarà cremosa.


Tagliate a cubetti le patate e fatele cuocere in acqua salata.
Tagliate a pezzetti anche i fagiolini lasciandone alcuni interi per la decorazione.
Scolate la pasta al dente, conditela con il pesto, aggiungete le patate a cubetti, i fagiolini, un mestolo dell'acqua di cottura e mescolate bene.
Servite decorando con alcuni cubetti di patate e i fagiolini rimasti.

Bon appétit!

Ps. Se vi manca il mortaio, il tempo o la voglia, buttate tutto nel mixer e il pesto viene buono lo stesso :)
Se siete proprio sfaticati, comprate quello pronto al supermercato ;)